Spora

Mi avvicino alla sedia, barcollo, inizio a battere le dita sulla tastiera. La sedia è qui, il monitor è acceso, anche io sono qui? Perchè da quando sono entrato mi è sembrato di vedere rivoluzionare la stanza da sola per almeno una ventina di volte? E improvvisamente una sottile linea di luce varca l’uscio.

Sono le giornate spese qui davanti nell’attesa spasmodica di un’imminente cambiamento che dal virtuale si riproduca nel reale. E’ un’attesa viscerale, ti acchiappa le viscere a determinate ore del giorno e non le abbandona più sino alla sua soddisfazione. Soddisfazione sempre parziale ed oggi particolarmente sempre più lontana.

Il multiverso è fuori, agognato ed odiato si accalora col sole e ricerca frescura nella notte. La mia ostinazione è qui davanti ed ha generato illusioni e miraggi in questa stanza.

oriunda

Concitata oriunda sera

note giulive e la storia più blanda

correrai su selciati a vanvera

 

Decades

Youth without Youth – Alzheimer

 

Penso che la situazione dei malati del morbo e del loro nucleo familiare aldilà dell’orrore conradiano che esso arriva inevitabilmente a profilare, apra la prospettiva di un percorso umano ormai integralmente estraneo alla linea del tempo convenzionale a cui siamo abituati.

Il malato cessa di essere proiettato verso il futuro, diventa vettore irregolare fra la lucida consapevolezza di un evento e la sua inevitabile e repentina smentita e cancellazione emotiva.

Il mondo attraverso il morbo non è più continuum su di una linea temporale interiorizzata dalla convenzione ma caotico sistema di reltà particolari fragili, frames emergenti di un passato vissuto come eterno presente dal malato e poi escluso inesorabilmente dal suo mondo.

Il malato come navicella esasperata dalle falle nell’oceano cronologico soggettivo sempre in attesa di un domani che sarà sempre rappresentazione di un qualche ieri significante deserto di significati.
Un eterno ritorno clinico dove per usare l’immagine dell’”Odissea” kubrickiana il bicchiere continuerà a frantumarsi sotto lo sguardo interiore del soggetto, mentre il monolito, immagine regolare e perfetta dell’incognita assoluta, aprirà all’inesprimibile contingenza dell’esistente.

Ma tutto questo, come pretendere di comunicarlo ad un figlio sofferente?

Wessex et toi

Guardavi i vetri
appannati inghiottiti
dalla notte
umida delle tue labbra.


Per troppe albe hai baciato i tuoi stupori
traversando le boscaglie
del Wessex
rifugio dei cinghiali.


Ti ignoreranno
distratti dalla mia fuga
ti preserverò
dalla realtà dei boschi




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Hank

Senz’iridi

ansimavo nella luce

il sangue era nero

fumato ho l’esistenza

il sapore era amaro

odio

mi uccide il giudizio di chi non sceglie

per il gusto di nascondersi

dal dolore.

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(f)essi all(‘)armi

Sirena d’avvio

OAAAAAAAAH

ricordo dello stato attuale ricordo dello stesso presente istante ricordo dell’ora ricordo del gesto, del sospiro umido del respiro soffoca il resto di utile presente occhi sgorgano di sangue

UAAAAAAAAH

ritornare  da fughe esasperate del reale si rituffa dallo stesso trampolino in un ballo osceno di maschere grottesche orgiastici eternamente fessi i danzatori

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Mantice

Ho raccolto delle ceneri

dal camino soffiando

poi in esse ho cercato

di dar forma e sostanza al mio sentiero.

Di cenere coloro i miei occhi.

Rimando alla fiducia altrui

dispiegarle ed annegarle.

per il mio bisogno

d’amore.



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Le Corbusier

Esiste una postura dell’essere. E’ dalla cula al patibolo che il figurante ricerca la sua informazione. Più spesso ancora il processo si svolge a ritroso. Delle due l’una egli continua a ripetersi prima di spiccare il salto, fagocita particolari momenti presenti preannunciando vanamente l’assoluto. E’ famosa la sua pantomima delle scelte, egli non tergiversa ma agisce, Konkurs Mann, rincara la dose delle consapevolezze umane. Povero Homunculus. La paura lo inghiotte a sua misura, cogliendolo mentre ripete io io io io io.

Intanto la cosa migliore da fare resta osservare il vuoto dal balcone.





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la notte d’estate, il presunto dio.

Le ho viste…


avanzavano

nell’incandescente mezzogiorno della notte


sulle loro navi di ghiaccio rosso

scivolano nella melma del lago di Proserpina


qui non vi abita nessuno, siamo tutte morte reclamando il tuo pegno, CODARDOOO



le Erinni di fuoco fatuo labbra e carni decomposte


SIAMO MORTE SIAMO MORTE MORTE e tu sei in compagnia della tua esistenza


mai avuto tanto terrore del mio mondo.


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